Cos’è il digital divide e i progetti per risolverlo

Il digital divide o divario digitale è la differenza che passa tra chi ha diretto accesso alle tecnologie avanzate (pc, internet, smartphone) e chi no. Questa distanza può essere dovuta a diversi fattori contingenti: conformazione geografica del territorio, condizioni economiche o culturali, che possono riguardare sia un gruppo di persone interne ad una stessa popolazione oppure diverse aree, e quindi Paesi, del mondo.

Il digital divide c’è anche in Italia?

In una società basata sull’informazione, è facile credere che non vi siano divari, per quanto riguarda l’accesso alle risorse o strutture informatiche, tra la popolazione; eppure, anche in un Paese, sotto questo punto di vista avanzato, come l’Italia, il digital divide è un problema all’ordine del giorno: sia per i cittadini, che per le compagnie impegnate nel settore delle telecomunicazioni.

In Italia, è stata la conformazione del territorio a bloccare o rallentare la cablatura di alcune aree; con l’avvento dell’ADSL, questa spaccatura si è mostrata sempre più evidente e profonda, ma è una problematica che riguarda anche la connessione GSM in uso nei telefonini.

Italia e mondo: progetti ed iniziative per il superamento del digital divide

Dall’inizio del 2000, nel mondo sono state attivate diverse iniziative e progetti, volti al superamento del digital divide; uno di questi è l’avvio o l’implementazione di tecnologie senza fili come l’HSDPA o l’HiperLan.

In Italia, sebbene la Costituzione dia ad intendere che l’accesso alla banda larga debba essere un diritto per tutti, non esiste una vera e propria legislazione chiara in materia; dopo l’avvio degli investimenti pubblici, che dal 2004 al 2009 hanno portato l’ADSL ad un altro 5% della popolazione, nel 2010, una famiglia su due era ancora priva di collegamento a internet, e solo una su tre possedeva la banda larga. L’ADSL ad alta velocità (a 100 Megabit/secondo) raggiunge oggi 23 milioni di persone, ovvero il 38% della popolazione italiana.

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Le compagnie telefoniche

Oltre all‘HSDPA, nel 2008, il Ministero delle Comunicazioni ha dato il via alla distribuzione delle frequenze per la tecnologia WiMAX; che, con una velocità di connessione pari a quella dell’ADSL, è in grado di raggiungere senza fili, le aree a media densità abitativa più impervie della Penisola.

A partire dal 2006, il primo operatore mobile italiano ha avviato un progetto anti-digital divide, che consisteva nel collegare una centrale non coperta da ADSL, ad una vicina (non più distante di 2 chilometri) a fibra ottica.

Nella centrale senza DSLAM, veniva installato un modem, che avrebbe permesso a ben 50 massimo 100 utenze alla volta, di potersi collegare alla banda larga, con una velocità teorica massima di 640 kbit/s. In questo modo, la compagnia è riuscita a portare l’ADSL al 15% in più della popolazione; attrezzando ben 2.150 centrali su 10.500 totali, la cablatura è passata al 95% del territorio.

Nel 2011, un colosso internazionale delle telecomunicazioni, ha avviato un progetto volto a portare l’ADSL nelle case degli italiani, tramite l’utilizzo della tecnologia UMTS, che permetteva di viaggiare con una velocità effettiva di 1 Mbps al secondo.

In generale, la copertura della banda larga in Italia, segue ancora oggi una conformazione a macchia di leopardo, nonostante molto sia già stato fatto e si continui ancora a fare; ad esempio, tramite l’abbassamento delle tariffe d’abbonamento all’ADSL e alla fibra ottica, da parte di tutte le compagnie presenti sul territorio nazionale.