Cos’è la dimissione ospedaliera protetta

Compito di un ospedale è quello di assistere un ammalato durante una fase acuta o grave di una malattia.

Una volta che i parametri vitali sono stabili e il paziente ha recuperato uno stato di salute discrete, questo va dimesso anche se le sue condizioni sono ancora precarie.

Non a caso ad oggi si registra un aumento di malati cronici quali: pazienti cardiopatici, oncologici e dismetabolici.

Dal momento che in quasi tutte le province italiane, le strutture di “cure intermedie” scarseggiano, i pazienti rientrano nelle proprie abitazioni mediante un sistema di “dimissione protetta” che prevede una stretta collaborazione con Asl, ospedali, medici e servizi sociali comunali.

Come si applicano le dimissioni ospedaliere protette

Sono i medici dell’ospedale che tre giorni prima di dimettere un paziente compilano una “scheda di segnalazione per dimissione protetta” e la inviano al Distretto sociosanitario di competenza.

Sarà il distretto poi ad effettuare opportuna segnalazione al medico di base, il quale se lo ritiene necessario, farà richiesta all’Asl dell’assistenza domiciliare integrata.

A questo punto il medico insieme ad un responsabile dell’Unità di valutazione dell’Asl, visiteranno il malato per appurare lo stato di salute e nel caso in cui vengono riscontrate difficoltà sociali, dovranno avvertire i servizi sociale del Comune di residenza.

Prima di dimettere il paziente, infermieri e medici istruiscono familiari e l’ammalato circa la gestione di eventuali presidi come sondino naso-gastrico, catetere e accesso venoso, attraverso un addestramento nei casi più complicati.

Inoltre, il medico prescrive anche protesi o ausili necessari da potare al proprio domicilio e nel caso di alimentazione artificiale, il personale medico addetto provvederà alla prescrizione della stessa inviandola 5 giorni prima all’Asl di competenza.

Lo stesso vale nel caso in cui un paziente abbia bisogno di operazioni riabilitative che dovranno essere prescritte dal fisiatra.

 

Le cure domiciliari per un recupero più veloce

A dispetto di quello che si pensa, ricevere cure in casa propria è di stimolo per un malato a recuperare presto la propria autosufficienza.

Anche quando la malattia ha provocato una perdita totale, parziale o permanente dell’autonomia, le cure a domicilio rappresentano sempre un valido sostegno per recuperare le proprie funzioni motorie.

Il rientrare in casa dopo un ricovero ospedaliere può essere un momento difficile sia per la famiglia che il paziente che potrebbero trovarsi impreparate a gestire la condizione del malato.

Ecco che l’ospedale pone particolare attenzione alla programmazione, comunicazione e coordinamento tra struttura ospedaliera e domicilio, attraverso l’offerta di interventi sanitari e sociali rivolti alle persone anziane non autosufficienti o affette da malattie croniche.

Se infatti la famiglia non è in grado di prendersi cura di quella persona, o questa non ha nessun parente prossimo in grado di accudirla allora sarà l’Assistente Sociale dell’Ospedale a valutare il caso e a decidere di richiedere:

  • assistenza domiciliare integrata (ADI) scegliendo anche la cooperativa che offre questo servizio,
  • inserimento in struttura residenziale o semi-residenziale,
  • certificazione della non autosufficienza secondo la normativa regionale per interventi economici.

La dimissione protetta rappresenta dunque uno di quegli strumenti operativi che garantiscono a tutte quelle persone che hanno delle necessità assistenziali complesse un percorso che mira a tutelare la persona.

 

Fonte: Medici a Domicilio