Vinyl, la straordinaria vitalità degli anni ’70

Vinyl era una delle serie più attese dell’anno, per una buona serie di motivi. La prima era naturalmente legata al nome di Martin Scorsese, uno dei migliori registi della scena mondiale ormai da molti decenni. Una fama acquistata grazie a pellicole come Taxi Driver, Toro scatenato, Cape Fear e The Departed, ovvero alcuni dei maggiori capolavori del cinema mondiale degli ultimi decenni.
La sua firma costituiva in effetti una garanzia di qualità in grado di far incollare al video anche coloro che non amano particolarmente le serie televisive, reputandole in pratica una sorta di sottoprodotto culturale.

La seconda era legata proprio al periodo che fa da sfondo alla fiction di HBO, ovvero gli anni ’70. Un’epoca spesso messa in ombra dal paragone coi magnifici Sixties, ma allo stesso tempo caratterizzata da estrema creatività, oltre che da una serie di eccessi tali da circondarla di un’aura molto ingombrante.

Già queste due ragioni sembravano poter fare di Vinyl una operazione di grande portata e come tale attesa in particolare da chi negli anni in questione era un ragazzo e ha vissuto almeno di straforo le vicende di una delle epoche più vitali in assoluto. Oggetto quindi di una riscoperta e di una riabilitazione assolutamente meritate.

Vinyl; un’occasione persa?

Le recensioni che hanno accompagnato le prime puntate della serie hanno però messo in risalto come in effetti si sia trattato di un’occasione almeno parzialmente persa. Se la vicenda principale, quella riguardante il tentativo di Richie Finestra (un ottimo Bobby Cannavale) di vendere la sua etichetta discografica, la American Century Records, alla Polygram viene sviluppata in maniera del tutto adeguata, sono proprio le vicende secondarie ad essere spesso sacrificate, trasformandosi in semplici bozzetti. A partire dalla vicenda familiare di Devon (Olivia Wilde), la moglie del produttore, le cui difficoltà sono messe sullo sfondo senza mai essere adeguatamente risolte, come in effetti meriterebbero.

La chiave scelta dalla produzione è dunque abbastanza chiara: dare il massimo di risalto alle atmosfere legate al periodo, cercando di ricostruire alla perfezione gli slanci di un’epoca che ha in pratica segnato la nascita dell’attuale star system, spostando i rapporti di forza in favore dei musicisti.

E’ stato del resto Mick Jagger, l’altra anima dell’operazione Vinyl, a mettere in rilievo questo aspetto, ricordando come sino alla fine degli anni ’60 i musicisti fossero oggetto di sfruttamento intensivo da parte delle compagnie discografiche.

Una realtà mutata proprio grazie a gruppi come Rolling Stones, Beatles, Pink Floyd, Genesis e gli altri che in quegli anni diventarono un vero e proprio fenomeno di massa, sfruttando anche lo sviluppo dei nuovi sistemi di alta fedeltà e il loro sfruttamento di massa da parte di un’utenza sempre più larga. Una vera e propria rivoluzione che ha permesso ai musicisti di riprendersi una maggiore autonomia e di assumere un potere contrattuale sino ad allora del tutto sconosciuto.

La musica è la vera protagonista

In conseguenza di questa scelta, la grande protagonista di Vinyl diventa proprio la musica, anche grazie ad una colonna sonora d’eccezione, in grado di rievocare i fasti di un periodo estremamente prolifico.
Se infatti il decennio precedente si giova della presenza e della rivalità di Beatles e Rolling Stones, gli anni ’70 sono invece quelli in cui esplode letteralmente l’hard rock dei Led Zeppelin, il rock progressivo dei Genesis e arrivano a maturazione i Pink Floyd. Un’epoca di grandi fermenti che ha peraltro potuto maturare in un contesto produttivo molto diverso da quello del decennio precedente.vinyl3

Gli anni ’70, sono infatti quelli in cui i musicisti riescono ad affermare la centralità del loro ruolo e del processo creativo nei confronti di quelle majors che avevano sino ad allora fatto il bello e il cattivo tempo.

Un mutamento che la serie interpreta dando il maggiore spazio possibile alle performance musicali, tra un concerto e l’altro. A giovarsene è naturalmente la colonna sonora di Vinyl, che ripropone una serie di personaggi ormai entrati nel mito. Al proposito basta ricordare la straordinaria performance di Janis Joplin nel quarto episodio, in cui una magnetica Cry Baby anticipa l’incontro tra Devon e l’avvocato chiamato ad interessarsi delle vicende di casa finestra.

La seconda stagione di Vinyl è già in cantiere

Se la platea televisiva delle prime puntate non è stata straordinaria, almeno in riferimento alle attese, HBO non ha però esitato a mettere in preventivo la seconda edizione di Vinyl. Una decisione derivante con ogni probabilità dalla valenza di una fiction su cui l’emittente ha comunque investito molto non solo in termini finanziari, ma anche di credibilità e che potrebbe diventare una sorta di fiore all’occhiello.

Una notizia che farà sicuramente piacere ad una critica che ha comunque salutato con toni superlativi le prime puntate, riconoscendo alla serie la grande capacità di restituire in maniera credibile non solo gli eccessi, ma anche i meriti di un decennio forse troppo sottovalutato, almeno dal punto di vista dei risultati artistici.

Naturalmente la stessa critica non ha mancato di sottolineare la necessità di aggiustare il tiro, magari trovando un maggiore equilibrio tra le vicende dei personaggi, compresi quelli secondari e la parte musicale. Un equilibrio che potrebbe essere realizzato proprio con la seconda edizione e che farebbe senz’altro diventare Vinyl il gioiellino che promette di essere con i necessari aggiustamenti.