I salumi più diffusi in Italia

salumi

Quando parliamo di eccellenze culinarie italiane, non si possono non citare i salumi. Tutti ne parlano e tutti li amano, non solo dalle nostre parti ma in tutto il mondo. Considera che in Italia vengono prodotti oltre cento salumi e insaccati. Alcuni più famosi altri meno famosi, vediamo quelli più gustosi da assaggiare almeno una volta nella vita.

La produzione italiana venduta all’estero

La produzione di salumi in Italia non trova solo terreno fertile nel nostro mercato, ma anche in quello internazionale.  Sintomo questo del grande apprezzamento che oltre i confini italiani si riconosce la qualità della nostra azienda.

Che siano salumi senza o con lattosio nella carne piacciono praticamente a tutti. Basti pensare che assommano ben il 50% della totale produzione europea.

I salumi più apprezzati

Ma quali sono gli insaccati considerati migliori sia dagli italiani che dagli stranieri? Sicuramente  il primo posto lo merita il prosciutto crudo, soprattutto quello di Parma. Il suo è un sapore delicato, dolce, ma allo stesso tempo di un certo spessore. Sempre di produzione parmense è la coppa che è uno dei salumi piu antichi esistenti, nato infatti intorno al 1600. Si produce col collo del maiale, e dopo una prima lavorazione, si aromatizza con spezie e vino bianco e necessita di una stagionatura fino a 90 giorni.

Segue anche la mortadella di Bologna il cui profumo inebria la mente e il palato,  con quel sapore unico e inconfondibile. Si realizza esclusivamente con carne suina, macinata in un impasto finissimo e grasso di gola, da cui si ricavano i lardelli di colore bianco, ‘quadrettatura’ caratteristica.

Che dire poi del salame di Felino, prodotto sempre in Emilia Romagna. È molto noto per la sua morbidezza, il sapore delicato e il profumo intenso. Una simile bontà non dipende solo dalla qualità della carne ma anche dai tagli utilizzati, dalla tecnica di lavorazione e dalla stagionatura.

Altro salume degno di menzione è la bresaola. Stavolta ci spostiamo in Valtellina e la carne impiegata non è più suina ma bovina. Di solito l’animale utilizzato deve avere un’età compresa tra 18 mesi e 4 anni. Quando si lavora, viene ben speziata e aromatizzata, il che contribuisce a darne l’inconfondibile sapore.

Per il culatello invece si commenta da solo. Siamo tornati a Parma, e si prepara con la coscia del maiale adulto. Si utilizza per la maggiore posteriore e interna, da cui deriva appunto il nome culatello. Si rifila a mano, come vuole la tradizione, mentre la stagionatura non è mai inferiore ai dieci mesi.

La sopressata calabrese è un salume che si prepara sempre col maiale e come spiega il nome è tipico delle zone calabresi. Ha un sapore unico nel suo genere, deciso e speziato e si ottiene con la lavorazione delle parti più pregiate del maiale.

Per il lardo di colonnata parliamo di un insaccato molto gassoso, che si prepara ricavando lo strato adiposo che riveste la schiena del suino. Non si affetta ma si mangia con uno spessore di almeno tre centimetri, e deve sempre avere un piccolo strato di cotenna. La parte superiore è ricoperta dal sale per la conservazione, dalle erbe aromatiche e dalle spezie.

 

Lo speck dell’Alto Adige, sebbene il nome fuorviante, ha origine tedesca con marchio Igp. Si prepara con la spalla disossata e cruda del maiale. Ha un gusto unico nel suo genere, soprattutto per le sue origini altoatesine, il clima infatti conferisce al prodotto un sapore unico e speciale.

Infine torniamo in Calabria per il capocollo. Si prepara con la parte superiore del lombo dei suini, disossato e quindi salato a secco o in salamoia. Oltre ad un gusto ricco, ha un colore molto vivace e molto persistente. Ci sono più varianti a seconda delle regioni.